La digital transformation di fatto consiste nella semplificazione della quasi totalità dei processi aziendali, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, incrementando così la competitività delle imprese e l’efficienza delle pubbliche amministrazioni e riducendo, di conseguenza, gli errori legati ad attività manuali non strategiche. Si ottiene, quindi, più integrazione tra tutti i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda (stakeholder – “portatore di interessi”).
L’interconnessione di persone, organizzazioni, processi e oggetti sta infatti cambiando il modo di vivere delle persone e di fare business, aprendo nuovi scenari. Per avere un’idea di quanto profondo sia il cambiamento basti pensare che oltre due miliardi di persone oggi possiedono un sofisticato dispositivo mobile, 2,5 miliardi di utenti saranno connessi tramite social network entro il 2020 e ci saranno circa 75 miliardi di dispositivi intelligenti collegati nei prossimi tre anni. Sono queste le basi della Digital Economy.
I vantaggi della digital transformation, che sta coinvolgendo in vario modo il mondo della produzione e dei servizi, sono molteplici: maggiore efficienza, miglior operatività e riduzione dei costi. Eppure le aziende pongono molti freni all’innovazione. Il motivo? La necessità di dover cambiare.
La trasformazione digitale fa riferimento all’opportunità di ridisegnare e migliorare i processi che governano il business, utilizzando una combinazione di diverse soluzioni tecnologiche. L’elenco dello sviluppo si allunga di sistemi sempre più evoluti e integrati: automazione, informatizzazione, virtualizzazione, cloud, mobile, Unified Communication and Collaboration, Internet of Things…Oggi si usa un unico termine: digitalizzazione, secondo un approccio finalizzato a ragionare di massima convergenza tra sistemi e flussi informativi, proprietari o a dati a partner, che corrono attraverso le reti, passando dal Web.


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